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A Cascia la pace trova voce attraverso l'arte e i giovani, grazie al progetto sostenuto dalla Fondazione

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Nel decennale del Social Hackathon Umbria, dal 16 al 18 luglio, Cascia si è trasformata in un laboratorio internazionale di dialogo, creatività e partecipazione. Oltre 450 giovani provenienti da più di 45 Paesi hanno animato il Peace Village, vivendo un’esperienza di confronto interculturale in cui arte, testimonianze e impegno civile hanno dato forma concreta al tema della pace.

Tra gli appuntamenti più significativi c’è stato l’evento “Cascia Welcomes Peace – dove la pace diventa esperienza e arte”, ospitato nella Sala della Pace del Santuario di Santa Rita, che ha rappresentato il momento culminante del percorso promosso nell’ambito del progetto “Cascia Welcomes Art – Cascia accoglie l’arte“, sostenuto dalla Fondazione Santa Rita da Cascia.

Presente all’evento per la comunità delle monache di Santa Rita, di cui è Madre Vicaria, e per la Fondazione, di cui è consigliere, Suor Giacomina Stuani, che portando il saluto della Madre Badessa e Presidente della Fondazione Suor Maria Grazia Cossu, ha parlato della grande attenzione verso i giovani e il tema della pace.

Vogliamo che i giovani abbiano tutte le possibilità e le opportunità. A noi sta suggerire, seminare, dare loro tempo e ascolto. Perciò siamo stati subito felici di dare sostegno e accoglienza a questo evento. Sono sicura che ripartendo da Cascia ognuno ripartirà con ciò di cui aveva bisogno, perché il Signore sa mettere nel cuore di ciascuno, anche in modo imprevedibile, proprio ciò che è più giusto per la sua vita“.

Tra i protagonisti, anche la residenza artistica internazionale, sostenuta dalla nostra Fondazione, che ha visto cinque artiste provenienti da Australia, Italia, Stati Uniti, Ucraina e Slovenia vivere alcuni giorni a Cascia per ascoltare il territorio, il messaggio ritiano e restituirne, attraverso le rispettive sensibilità artistiche, una riflessione sul tema della pace. Le artiste hanno avuto la possibilità di incontrare in privato le monache agostiniane, in un’esperienza toccante e trasformativa.

Come spiegato dal coordinatore del progetto artistico, Malcom Angelucci, l’obiettivo era quello di offrire alle artiste la massima libertà espressiva affinché potessero incontrare Cascia, lasciarsi ispirare dalla sua storia e dai valori del Social Hackathon Umbria e tradurre questa esperienza in opere e performance originali.

5 artiste dal mondo. 5 idee di pace

Liz Allbee, statunitense di origine, ha raccolto oggetti risonanti trovati a Cascia, attraverso cui ha amplificato suoni registrati in loco: suoni di natura e di città. Con l’aiuto delle collaboratrici, ha vocalizzato improvvisando sulle frequenze dei suoni registrati, riportano nella Sala della Pace l’effetto dell’interazione uomo-natura del paesaggio che l’artista ha imparato a conoscere durante la residenza.

Rebecca Lane, originaria di Melbourne, Australia, è una flautista esperta di frequenze, micro-tonalità e variazioni minime che creano un paesaggio sonoro in continuo movimento. Partendo dai suoni di Cascia, Rebecca ha restituito una sua versione intima e spirituale della sua esperienza. Una sorta di preghiera senza parole.

Anastasiia Kholina, originaria del Donbass in Ucraina e forzatamente trapiantata a Parigi a causa del conflitto con la Russia, ha scelto di confrontarsi per la prima volta con la sua esperienza di guerra, unendo i suoi ricordi di pace ad una serie di interviste a persone di età diverse, per poter immaginare una nuova casa comune tra le macerie e i terrori di una guerra. Particolarmente toccante per gli organizzatori è stato il fatto che Cascia abbia creato lo spazio sicuro per permettere all’artista di aprirsi con sincerità ad un tema che non era riuscita ad affrontare in precedenza.

Katja Šulc, cantante e cantautrice slovena è stata particolarmente colpita dall’incontro con le sorelle del Monastero, incontro che ha definito trasformativo dal punto di vista spirituale. Ha voluto quindi restituire una sua canzone/preghiera in italiano, sloveno e spagnolo, come segno di gratitudine per questa esperienza.

Infine Margareth Kammerer, sudtirolese trapiantata da decenni a Berlino, ha raccolto tracce del terreno che ha camminato quotidianamente a Cascia, utilizzandole come tappeto sonoro per una sua composizione originale, in collaborazione e dialogo con le altre artiste.

Per la Fondazione Santa Rita da Cascia, sostenere questa attività ha significato contribuire a un progetto che interpreta in modo contemporaneo l’eredità di Santa Rita: fare di Cascia un luogo capace di accogliere, mettere in relazione persone provenienti da tutto il mondo e promuovere una cultura della riconciliazione, nella convinzione che la pace si costruisca attraverso l’ascolto, la creatività e l’incontro.